Cosa succede dentro i laboratori di ricerca...

Cosa fanno i vivisettori...

La vergogna di essere uomini

Molte volte ho letto sui giornali o su internet di esperimenti su animali, ho sempre provato orrore, ma vedere è ancora peggio... non c'è limite alla crudelta' umana, e non c'è NIENTE che possa giustificare una tale atrocita'...

per tutti quelli che credono che la sperimentazione animale sia utile....

ogni minuto un animale muore dentro a qualche laboratorio in nome della scienza o per qualche inutile ricerca...

molti ricercatori ormai  sostengono l'invalidita' della sperimentazione animale, ma nonstante tutto continua ad essere praticata...

tra atroci sofferenze o tra l'indifferenza di qualche essere umano che li considera solo oggetti da usare e poi buttare...

 

 

vergognatevi!

C’era uno sperimentatore, un certo Robert White- assai conosciuto negli ambienti della ricerca, specialista nel tenere in vita per settimane teste di scimmie senza corpo. E Claude Bernard, padre della vivisezione moderna, caposcuola di tanti scienziati, un giorno sentenziò: «Il fisiologo non è un uomo come gli altri... Egli non sente il grido di dolore degli animali, non vede il sangue che scorre, ma solo la sua idea e gli organismi che celano un mistero che egli si prefigge d'indagare... Insegue con piacere un filetto nervoso nelle carni fetenti e livide che per qualsiasi altro uomo sarebbero oggetto di disgusto e di orrore».

Un rapporto della Lav  fa il punto sulla situazione in Italia. Si parla di 551 stabilimenti autorizzati a fare uso di oltre 900mila animali, con un grave aumento delle sperimentazioni in deroga pari al 20% del totale. Ed è del 40 la percentuale di animali uccisi per colture cellulari.

Diminuiscono gli animali utilizzati, nel 1992 infatti erano quasi un milione e duecentomila, ma aumentano le sofferenze – dichiara Roberta Bartocci, biologa, responsabile LAV del settore Vivisezione e curatrice del Rapporto sulla vivisezione in Italia - Nessun animale può essere un modello sperimentale per l’uomo. Come ci si può fidare, solo per fare un esempio, del modello roditore per valutare il potere cancerogeno di un prodotto sapendo che il roditore in laboratorio vive dai 20 ai 30 mesi, mentre passano dai 5 ai 10 anni tra la displasia di una delle nostre cellule umane e la diagnosi del tumore che ne potrebbe derivare?”

Il primato degli stabilimenti che praticano la sperimentazione animale va alla Lombardia (121), al primo posto anche per il numero di allevamenti fornitori, pari al 50% del totale nazionale. Seguono l’Emilia Romagna (94), il Lazio (57), la Toscana (50), il Veneto con (39), la Sicilia (27), il Piemonte (26), la Campania (25), le Marche (23), la Sardegna (19), l’Abruzzo (16), la Liguria (17), il Friuli (13), la Puglia (12), Umbria e Calabria (4), Basilicata (2), Molise e Trentino (1); nessuno in Alto Adige e Valle D’Aosta. Ma il passaggio più delicato del rapporto riguarda l’aumento delle sperimentazioni in deroga in contrasto con la normativa vigente (Decreto Legislativo 116/92), secondo la quale questi esperimenti dovrebbero essere autorizzati solo in caso di dimostrata inderogabile necessità e quindi rappresentare l'eccezione e non una regola.

 

fonte LAV

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