L'inchiesta dei pm di Verona e della Guardia di Finanza
sulla corruzione nel mercato delle medicine
Cento milioni di euro l'anno
per comprare 3000 medici
Viaggi, regali, mazzette a chi prescriveva i farmaci Glaxo
L'azienda aveva una ricca voce in bilancio per "promozioni mediche"
dal nostro inviato ROBERTO BIANCHIN
VERONA - "Noi siamo sempre qua, con il nostro misto mare di
antibiotici, con i prodotti nuovi, e... soprattutto con i soldi!". Si
presentavano così, gli "Informatori scientifici del farmaco" della
Glaxosmithkline spa, l'azienda farmaceutica leader in Europa, davanti ai medici
di base, a quelli ospedalieri e agli specialisti. Più farmaci Glaxo ordinavano,
dal Pritor alla Lacipidina allo Zovirax, più guadagnavano. Mazzette da 5
milioni di vecchie lire per il camice bianco di medio prestigio fino a 50
milioni per il primario, il "barone" della clinica "che se lo
corrompo faccio bingo", pagate in contanti sotto forma di collaborazioni e
consulenze a una società di servizi collegata alla Glaxo per fittizi programmi
di ricerca, convegni fasulli, inutili borse di studio, banali questionari.
E poi gadget, macchinari, apprecchiature mediche, e "medical tours",
in realtà allegre vacanze, a Montecarlo (nei giorni del gran premio
automobilistico), Sharm El Sheik, Damasco, Berlino. I meno importanti, i medici
di base "a basso potenziale prescrittivo", dovevano accontentarsi di
avere in regalo alcuni noiosi, ma comunque costosi, testi scientifici. Questo il
quadro della "Operazione Giove" condotta dal nucleo regionale di
polizia tributaria della Guardia di Finanza del Veneto nell'ambito dell'indagine
coordinata dal sostituto procuratore di Verona Antonino Condorelli, che ha messo
sotto accusa 2974 persone, soprattutto medici, in 15 regioni italiane, dalla Val
D'Aosta alla Sicilia, passando per Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio e
Campania.
2092 sono i medici denunciati per comparaggio, cioè per aver prescritto
prodotti farmaceutici "in cambio di denaro o altre utilità".
"Tutti hanno preso soldi" dicono i finanzieri. Altre 72 persone sono
state denunciate per corruzione: tra queste, 40 dirigenti e rappresentanti della
Glaxo tra cui l'amministratore delegato Kenneth Albert Dipangrazio, 14 primari e
direttori dei servizi medici degli ospedali (due primari a Roma e Vicenza, uno a
Verona, Bolzano, Udine, Aviano), otto docenti universitari e alcuni responsabili
dei servizi di farmacia ospedaliera. "Un articolato sistema di frode
realizzato dalla società farmaceutica mediante la conclusione di accordi
illeciti con gli operatori sanitari" ha detto ieri in una conferenza stampa
a Mestre il colonnello della Gdf Giovanni Mainolfi. "Siamo sorpresi - ha
replicato il direttore medico della Glaxo Giuseppe Recchia, che ha annunciato la
volontà di "collaborare con le autorità" - siamo un'azienda leader a
livello mondiale e non abbiamo alcun bisogno di promuovere i nostri prodotti se
non nel modo corretto".
L'inchiesta è cominciata "casualmente" nel giugno dell'anno scorso da
un "normale" controllo della Finanza sui bilanci della Glaxo. A
insospettire i finanzieri, la somma di 100 milioni di euro stanziata
dall'azienda nel 2001-2002 per "Other Promotion" e "Medical
Promotion" non meglio precisate, e il contenuto di alcune e-mail, lettere e
circolari interne in cui si spiegava la "filosofia" del "contatto
diretto col cliente", cioè col medico, e si mettevano in guardia i
rappresentanti: "Signori cari, nei soldi che dobbiamo distribuire ai medici
che ci sono vicini, adottiamo linguaggi non compromettenti". Di qui l'avvio
dell'inchiesta vera e propria con 80 perquisizioni, il sequestro di 12 personal
computer, pacchi di documenti, il raffronto coi dati acquisiti presso 45 Asl
italiane e 13.200 ore di intercettazioni telefoniche.
Si è così scoperta non solo la frode ma anche il sistema informatico,
denominato Giove, con cui era organizzata. Un modo per controllare
costantemente, sulla base delle informazioni fornite dai rappresentanti, se i
medici che ricevevano i "regali" poi ordinavano davvero i farmaci
Glaxo. La logica aziendale, discussa anche nelle convention, era che se si
"investivano" 6 milioni di lire in "regali" ad un medico,
questo investimento doveva rendere 66 milioni in prescrizioni di farmaci, undici
volte di più. Secondo i conteggi della Gdf, molti medici dopo i
"regali" facevano salire dell'1, 2, 3 per cento le quote di farmaci
Glaxo prescritti.
Calcolando che mediamente un medico di base ha un budget annuale di
prescrizione-farmaci di 350 milioni di lire, si ricava che un punto in più
valeva per l'azienda un guadagno di alcune decine di milioni. Alla fine, tutti
contenti. Non fosse che molti medici, insaziabili, chiedevano sempre di più. E
la Glaxo faceva fatica ad accontentare tutti. "Qui, come si dice -
rispondeva un manager a una nuova richiesta di soldi - i panni si stanno
accorciando, capisci?".